Differenze tra cosmetici bio, naturali e convenzionali

Igor
| 31/12/2019

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C’è molta confusione in Italia sulla differenza tra cosmetici bio, naturali e convenzionali: ci sono poche informazioni al riguardo e quelle che sono presenti spesso danno adito a interpretazioni soggettive e fuorvianti.

Secondo una ricerca di Statista del 2016, solo il 36% dei consumatori italiani sapeva la differenza tra un cosmetico bio e uno naturale.

In questa guida approfondita, troverai tutto quello che ti serve per comprendere definitivamente la differenza tra le diverse categorie di cosmetici e poter fare una scelta più consapevole durante gli acquisti.


Cosmesi: preparati!

Prima di entrare nei dettagli, vorrei fare un piccolo appunto sulla cosmesi.

Il termine deriva dal greco antico:

 kosmetikē tekhnē (κοσμητικὴ τέχνη) - "arte della preparazione, ornamento", dal femminile di:
  • kosmētikos (κοσμητικός) – “abilità in ornamento, preparazione (messa in ordine/sistemazione)“, dal verbo:
  • kosmein (κοσμεῖν) – “organizzare, adornare“, derivato di:
  • kosmos (κόσμος) – “ordine, ornamento“.

E’ interessante e curioso notare quanto questa etimologia si addice all’utilizzo dei prodotti cosmetici: ti preparano e abbelliscono per affrontare gli eventi e le sfide della giornata?


Formulazione dei cosmetici e l’impatto sulla pelle

Per distinguere le varie categorie dei cosmetici, bisogna comprendere appieno l’importanza che ricopre la formulazione e la composizione di questi, che oggi possiamo studiare tramite l’INCI.

Ma in passato, a causa dell’assenza di una regolamentazione, alle limitate conoscenze scientifiche, all’ignoranza, indifferenza o narcisismo, le persone erano molto meno consapevoli di ciò che applicavano sulla propria pelle.

Nell’antichità, in Egitto e in Grecia, l’utilizzo di piombo nei cosmetici era largamente diffuso.

Gli antichi romani hanno continuato l’usanza, ma apportando “migliorie”: piombo bianco (cerussa) e piombo rosso (minium), quest’ultimo oggi impiegato nella fabbricazione di vernici antiruggine e batterie.

Ma il peggio è arrivato nei secoli XV-XVIII, con l’avvento della moda “bianco pallido”: avanti tutta con le miscele di piombo bianco e aceto, cloruro mercurio, solfato di piombo.

Non era raro trovare sugli scaffali prodotti cancerogeni o terribilmente pericolosi, come questo:

Durante l’era vittoriana, la lozione all’arsenico veniva venduta alle donne per una carnagione chiara e pallida. Fa riflettere la pubblicità che dichiara il prodotto come “sicuro – assolutamente innocuo”.

Ma il guaio era che queste sostanze, oltre la salute, danneggiavano orribilmente la pelle. E come veniva risolto il problema? Con l’applicazione di uno strato maggiore di queste sostanze, per nascondere le cicatrici. Un processo orribile, che aveva risvolti anche mortali, come quello famoso della Contessa di Coventry (Maria Gunning), morta nel 1760, definita dalla stampa “vittima dei cosmetici”.

Per nostra fortuna, grazie alle scoperte scientifiche e alla regolamentazione più ferrea sulle formulazioni dei cosmetici, oggi non troviamo più l’arsenico come prodotto cosmetico.

Ma la strada da fare è ancora molta ed è tutta in salita.

Purtroppo infatti, le regole sulla formulazione sono ancora troppo permissive e i controlli troppo sporadici. E così, leggiamo notizie come questa: Amianto trovato nei cosmetici Claire (sarà forse perché la regolamentazione sui cosmetici in USA non è aggiornata dal 1938?).

Ancora negli USA, ha fatto scalpore la ricerca del 2007 di Campaign for Safe Cosmetics (CSC), che su 33 rossetti rossi, ha individuato il piombo in un terzo di essi. L’industria cosmetica ha risposto che, se il piombo era presente, era SOLO in tracce.

Ah bhe, allora è tutto apposto?

Ma il campione analizzato da CSC era troppo limitato, cosi la FDA (Food and Drug Administration), che tra l’altro regolamenta il settore cosmetico e non aveva messo un limite alla presenza del piombo nei cosmetici, ha svolto un’altra ricerca.

Nel 2008 sono stati analizzati 685 cosmetici e il 99% di questi conteneva meno del 10ppm di piombo. Secondo FDA questo è accettabile perché:

“Abbiamo determinato che l’esposizione a 10 ppm causata dall’ingestione accidentale di prodotti cosmetici per labbra è molto piccola e non può essere misurata nei test ematici di routine.”

Originale: “We determined that exposure to 10 ppm lead from incidental ingestion of cosmetic lip products is very small and cannot be measured in routine blood testing.”

Quindi, se la quantità di piombo nel sangue non può essere misurata perché molto piccola allora è innocua?

E’ probabile che anche le donne dell’era vittoriana che si spalmavano l’arsenico (sapevano che era pericoloso), pensassero che “solo un pò, non fa male”.

Queste contaminazioni da piombo, comunque involontarie non potrebbero essere ridotte? Nel Regno Unito, ad esempio, non è ammessa neanche una quantità minima, mentre lo è nell’UE.

E’ certo che negli USA le regolamentazioni sono più permissive, lo sappiamo bene per via del caso Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), arenato proprio a causa dei disaccordi dell’UE sulle modalità di verifica e regolamentazione dei prodotti negli USA.

L’UE ha infatti vietato o limitato, solo nei cosmetici, più di 1.300 sostanze chimiche, mentre gli USA ne hanno limitato la messa in atto o l’impiego solo di 11.

Nell’Unione Europea, quindi, siamo più tutelati. Ma ancora non abbastanza.

Infatti, proprio a causa delle pressioni degli USA e al negoziato sul TTIP, sono state interrotte le verifiche su molte sostanze potenzialmente pericolose e che quindi si possono ancora oggi trovare nei cosmetici.

La categoria di sostanze che viene più spesso colpita dalle restrizioni della Commissione Europea, sono i parabeni.


I perturbatori endocrini nei cosmetici e le lacune nella regolamentazione – report Euronews

Vorrei ripetere una frase citata nel video: “Non c’è attualmente alcuna prova scientifica di questo fenomeno”. Questa frase è vera. Così come 5 anni fa era sicuramente vera l’affermazione: “Attualmente non c’è alcuna prova scientifica che il betylcoso è dannoso”.

Io ripongo grande fiducia nella scienza, e ti invito a farle altrettanto. Ma qui la scienza non ci sta dicendo categoricamente che un prodotto è innocuo. Ci sta solo dicendo: “I test di oggi non evidenziano danni causati dai perturbatori endocrini”. E’ ben diverso. Chissà quanti test e anni ci sono voluti per vietare alcune sostanze oggi considerate pericolose.

Cosmetici convenzionali

I cosmetici convenzionali sono tutti quei prodotti cosmetici ai quali siamo abituati. Sono composti da prodotti artificiali e chimici, che rispettano la regolamentazione vigente.


Cosmetici “Senza… / Non contiene….”

Solo perché un prodotto non contiene una determinata sostanza potenzialmente dannosa, non significa che il resto dell’INCI sia salutare e che le sostanze che sostituiscono l’ingrediente dannoso non siano anch’esse dannose.

Cosmetici Vegani

Un cosmetico vegano non implica automaticamente che sia naturale o biologico. Infatti, potrebbe non avere ingredienti di origine animale, ma contenere sostanze artificiali potenzialmente dannose al suo interno.

Se vuoi un cosmetico sicuro e vegano, ti consigliamo di acquistare cosmetici che sono naturali/biologici e al contempo vegani.

Cosmetici “A base di….”

Spesso sulle etichette dei cosmetici di massa troviamo scritte come “A base di succo di aloe”, “A base di olio extravergine d’oliva” oppure “Con olio di argan” ecc.

Spesso e volentieri questi messaggi sono accompagnati da una bella immagine sull’etichetta dell’ingrediente in questione.

Il più delle volte l’ingrediente naturale che tanto viene esaltato, compone solo una piccola percentuale dell’intera formulazione.

Questa pura strategia di marketing viene chiamata “Green washing“: prodotti che contengono sostanze dannose vengono spacciati come naturali, biologici o ecologici.

Cosmetici naturali

I cosmetici naturali, si dividono in 3 categorie:

  • Falsi naturali
  • Naturali
  • Naturali con porzione biologica

Sono i cosmetici più diffusi e anche i più incompresi.

Falsi naturali

Nonostante ciò, ci sono molte aziende che la hanno nella denominazione del marchio, che segue diverse regolamentazioni, nonostante non abbiano assolutamente nulla di biologico.

Se vuoi approfondire, eccoti un breve video d’inchiesta della Rai su questo tema:

I biofurbi – perché leggere l’INCI è l’unica certezza.

Hai presente quando vai al supermercato a comprare il succo e metti nel carrello quello che ha una bella e gigantesca immagine di molti frutti tropicali e magari con la scritta “Succo di frutti tropicali”? I cosmetici “falsi naturali” sono simili.

Hai mai provato a leggere la composizione di quel succo? Quali sono i primi ingredienti elencati (e quindi prevalenti, visto che sono in ordine decrescente sull’etichetta)?

Sicuramente la quantità di succo di quei bellissimi frutti illustrati sull’etichetta è irrisoria. Potrebbe capitare che la bevanda sia prevalentemente composta dal succo di un frutto che neanche è illustrato sull’etichetta (spesso ananas, mela o arancia), per motivi di costo.

La stessa e identica cosa succede quando acquisti cosmetici “falsi naturali”, questo perché purtroppo non c’è alcuna regolamentazione sul termine “naturale”. Z E R O ?

Se acquisti una shampoo “naturale”, con una bella e gigantesca immagine dell’olio di argan, al prezzo di 2 euro, ti aspetti davvero uno shampoo naturale? Magari con una decente quantità di olio di argan? Dai, non scherziamo.

Questo è consumismo. Questo è marketing.

Un produttore potrebbe benissimo inserirci dentro tutti i composti chimici che vuole, ci aggiunge magari lo 0,01% di succo di aloe OGM e voilà! : “Con succo di aloe naturale!” e una bella immagine dell’aloe sul contenitore. La legislazione lo consente. Il marketing lo premia.

Naturali

Naturali con porzione biologica

I cosmetici naturali con porzione biologica sono una via di mezzo tra il naturale e il biologico.

E’ il caso dei cosmetici con ingredienti biologici pari o superiori al 70% (esclusi sali e l’acqua), di cui parleremo tra poche righe.


Cosmetici bio

A differenza dei cosmetici naturali, la dicitura “Biologico” è regolamentata.

Si possono verificare 3 situazioni (acqua e sali sono esclusi):

  • Parte biologica pari o superiore al 95%: il prodotto è definito biologico. Gli ingredienti non biologici, devono essere naturali o naturali-identici (replicati in laboratorio).
  • parte biologica pari o superiore al 70%: è concesso indicare sull’etichetta la dicitura biologico MA solo riferita a un massimo di tre ingredienti biologici prevalenti nel prodotto (es. shampoo con olio biologico di argan, mandorle e canapa).
  • parte biologica inferiore al 70%: non è consentita la presenza del termine biologico sul contenitore, ma è comunque possibile indicare nell’informativa del prodotto la presenza di ingredienti biologici.

Secondo la legislazione UE, per essere bio, un cosmetico deve avere le seguenti caratteristiche:

  • Non deve contenere ingredienti OGM

Altre classificazioni dei cosmetici

Oltre ai cosmetici biologici, naturali e convenzionali, sul mercato possiamo trovare anche altre classificazioni.

Vediamole:

Cosmetici Eco-bio

I cosmetici eco-bio, a dire il vero, sono la stessa cosa dei cosmetici bio. Infatti, come detto prima, per essere classificati come biologici, i cosmetici bio devono essere anche ecosostenibili.

La dicitura “cosmetici eco-bio” è volta solo a rimarcare l’aspetto ecosostenibile di questi prodotti, che è comunque intrinseco.

Questa terminologia è stata introdotta dall’ente certificatore ICEA, giusto per confondere ancora di più le persone ?

E’ bene evidenziare che, come per i cosmetici “naturali”, anche la dicitura “eco” non è regolamentata.

I cosmetici biologici possono arrivare a contenere anche una quantità di sostanze biologiche superiore al 95%!

Ricorda che arrivare ad avere una composizione biologica al 100%, tranne che per i sieri, è difficile. Sia perché la stessa acqua non è considerata una sostanza biologica, sia perché in un cosmetico sono necessari prodotti di sintesi, come gli emulsionanti e gli addensanti, che hanno il compito di “legare” gli ingredienti.

Quando analizzi l’INCI ricorda di controllare queste sostanze di sintesi sul Biodizionario per accertarti che siano accettabili.

Cosmetici Vegan

L’espressione “cosmetici vegani”, può indurre in inganno i consumatori.

Infatti, tali cosmetici possono benissimo non avere prodotti di origine animale, ma essere composti al contempo da sostanze discutibili. Così come potrebbero essere sia biologici/naturali che vegani.

Cosmetici cruelty-free

A dire il vero, la dicitura cruelty-free sui cosmetici è obsoleta dal 2008, quando è stata vietata la sperimentazione sugli animali nell’ambito cosmetico in UE.

Molte persone però ignorano questo fatto, quindi è sempre meglio indicare che i prodotti non sono stati testati sugli animali.


Le certificazioni: ci si può totalmente fidare?

La percentuale di ingredienti naturali che compongono un prodotto certificato variano sia dalla tipologia di prodotto, sia dall’ente che lo certifica.

Naturali senza certificazione

Ci possono essere prodotti “naturali”, che sono davvero naturali, ovvero composti per buona parte da ingredienti naturali, naturali-identici.

I cosmetici naturali certificati dai vari enti, hanno passato i controlli per comprovare la loro identità naturale.

Succede spesso con i cosmetici dei piccoli produttori.

Molti infatti, rispettano davvero tutte le condizioni del cosmetico bio, ma non avendo soldi sufficienti per certificare ogni anno, ogni prodotto, rimangono relegati nella categoria “Naturale”.

Purtroppo no.

Fenomeni come il greenwashing rendono in parte le certificazioni superflue, se non dannose: danno la possibilità ai furbetti di far sembrare certificata tutta la linea dei prodotti, a discapito dei consumatori.

Meccanismo di controllo degli enti certificatori

Anche il meccanismo di controllo degli enti certificatori si è rivelato discutibile, come testimonia questa inchiesta di Report:

La filiera del falso bio – le lacune degli enti certificatori.

Le certificazioni e i piccoli produttori

Purtroppo, i costi di certificazione non sono indifferenti.

Per certificare un singolo prodotto, un ente può chiedere anche 800 euro annui.

Ci impegniamo a convincere i propri fornitori a certificare i propri prodotti, trasmettendo così ai consumatori fiducia e sicurezza. Detto questo, siamo consapevoli che per una piccola azienda non è facile affrontare annualmente spese che non si possono permettere.

Italeen si impegna quindi a comunicare al meglio le qualità e la composizione dei prodotti dei propri fornitori che non dispongono di certificazioni.

Insomma, sembra proprio che non ci sia mai la certezza al 100%, ma sicuramente saper leggere e capire l’INCI dei prodotti cosmetici è quasi una necessità per tutelarci. Almeno per oggi.

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